L’intro, pochi secondi per convincere l’ascoltatore
Uno dei maggiori dilemmi quando si arrangia una canzone è spesso quello di trovare una buona intro: non c’è niente di peggio per un arrangiatore, infatti, di avere un pezzo d’oro fra le mani e non riuscire a “lanciarlo” nel modo dovuto.
Ci sono davvero i modi più disparati, comunque, per approcciare: i più, almeno nella musica leggera, tendono ad andare sul sicuro iniziando con lo stesso giro di accordi che si ripete poi nella strofa, e inserendo talvolta un breve assolo di uno strumento che viene poi interrotto con l’ingresso della voce.
Spesso, invece, si tende a creare un crescendo: lo strumento di accompagnamento introduce il pezzo, e viene gradualmente raggiunto da voce, basso, batteria e altro fino al ritornello, dove avviene l’ingresso dell’intero parco strumenti stabilito per la canzone.
In altri casi, invece, il brano è introdotto direttamente dal ritornello o da parte di esso, sia in forma cantata che strumentale (Es. Take My Breath Away, soundtrack di Top Gun); è particolarmente indicato nei casi in cui si vuole comunicare immediatamente l’intenzione del pezzo.
In casi più rari, invece, le canzoni sono prive di intro, e l’attacco è dato da voce e musica che eseguono direttamente la strofa (Es. Listen di Beyonce).
Quando si deve scegliere l’introduzione, sarebbe bene prendersi il tempo di provare diverse soluzioni, non scartando a priori nessuna di queste che abbiamo appena menzionato; ricordate che con l’intro state comunicando all’ascoltatore se il vostro brano vale la pena di essere ascoltato ulteriormente oppure no.
Un’altra cosa da valutare attentamente è la durata, che dovrebbe essere direttamente proporzionale alla durata del brano; non è una regola, ma se state arrangiando un pezzo particolarmente radiofonico da 3 minuti e mezzo non ha senso un’introduzione particolarmente lunga.
La storia della musica ci insegna tuttavia che la semplicità la fa da padrona nella maggior parte dei casi: non ha senso infatti stupire con un attacco elaborato, se poi il pezzo non si rivela all’altezza.
Molto meglio comunicare il feeling della canzone con poche cose sistemate dovutamente: a volte poche note di pianoforte o di chitarra, a patto che abbiano un sound convincente, emozionano più di tanti ghirigori tecnici senza un’identità.


