Apple Loops from Loopmasters

Una delle scelte più delicate per quanto riguarda la costruzione e l’allestimento di un Home Studio è quella relativa ai diffusori audio, che in gergo tecnico vengono chiamati monitor da studio.

Al contrario degli impianti audio tradizionali, che “colorano” il suono alla loro maniera a seconda delle caratteristiche fornite dai costruttori, i monitor sono progettati per dare una risposta in frequenza più “piatta” possibile, ovvero devono cercare di riprodurre i suoni fedelmente, senza aggiungere e togliere nulla in termini di volumi ed equalizzazione.

Questo è ragionevole, perché il produttore musicale o il fonico, che deve costantemente lavorare sul suono e sulle frequenze, basando la sua attività su segnali già alterati potrebbe commettere degli errori notevoli in fase di produzione e mixaggio.

I monitor da studio si dividono, inoltre, in attivi e passivi: qual è la differenza tra i due? Sostanzialmente, i monitor attivi sono dotati di amplificazione, mentre i passivi no: questo sta a significare che questi ultimi, per funzionare, hanno bisogno necessariamente di un amplificatore esterno che si adatti il più possibile alle caratteristiche dei diffusori.

Quali scegliere tra i due? Ognuno procede a seconda delle proprie esigenze e desideri: chi non vuole spendere troppo tempo e soldi nella ricerca di amplificazioni aggiuntive, sceglierà i monitor attivi, che, proprio per un motivo pratico, sono da qualche tempo a questa parte i più amati per chi fa home recording, e di conseguenza i più venduti.

Un fattore che gioca un ruolo fondamentale dopo l’acquisto è la disposizione dei monitor, che dovrebbero essere posizionati in modo da formare, insieme alla testa dell’ascoltatore, i vertici di un triangolo equilatero; dovrebbero inoltre essere orientati verso le orecchie attraverso delle basette incluse, in genere, nelle confezioni.

È una pessima idea, quindi, quella di posizionare i monitor a terra, troppo in alto, o in qualsiasi altra disposizione non regolare e armonica: questo, oltre a compromettere un buon ascolto, influirebbe negativamente sulla resa stereofonica, rendendo difficoltoso l’ottenimento di un mix ben bilanciato.