Apple Loops from Loopmasters

Con l’avvento di Windows 7, l’ingresso nel mercato dei computer delle piattaforme a 64 bit si sta facendo sempre più intenso; d’altronde, la possibilità di oltrepassare la barriera dei 3 GB di RAM, il limite imposto dai vecchi sistemi a 32 bit, fa ormai gola a molti.

Le maggiori case di produzione di prodotti professionali per la musica sono corse ai ripari già da tempo: è ormai assodato, quindi, che i vari Cubase, Nuendo, Logic e altri siano pienamente compatibili con i nuovi sistemi a 64 bit, ed è risaputo che lo siano anche la maggior parte dei plugin prodotti da pezzi grossi come Spectrasonics, Native Instruments e altri ancora.

Il dilemma risiede nel fatto che alcune aziende meno blasonate, produttrici comunque di plugin molto validi, temporeggiano sul passaggio: insieme a loro temporeggiano anche molti arrangiatori/produttori, che evitano il salto da 32 bit a 64 bit per paura di non poter più utilizzare i loro plugin preferiti.

È questa una paura infondata? Come è possibile utilizzare plugin a 32 bit in sistemi a 64 bit?

Una prima soluzione è stata proposta con tempismo da Steinberg, che ha equipaggiato i suoi sequencer con la tecnologia VST Bridge, che consentirebbe di usare plugin a 32 bit su software a 64 bit.

Usiamo il condizionale perché da alcuni sondaggi è emerso che molti sono risultati scontenti del prodotto offerto dall’azienda tedesca, che consentirebbe una compatibilità talmente bassa da rivelarsi quasi inutile.

Un’alternativa che sta ricevendo invece grossi consensi, e che sembra aver risolto quasi al 100% il problema della compatibilità, è jBridge, un piccolo applicativo sviluppato da un giovane che, con pazienza e dedizione, e mirando a risolvere quello che in origine era soltanto un suo problema, ha risolto un grattacapo che stava facendo impazzire molti.

Il funzionamento di jBridge, compatibile solo con Windows per il momento e in vendita al prezzo irrisorio di 14,99 euro, è molto semplice: si indica la cartella che contiene i VST a 32 bit, e il programma, dopo averli “convertiti” a 64 bit, li inserisce in una cartella di destinazione che dovrà poi essere aggiunta al sequencer nell’elenco delle altre che contengono plugin.

Per ogni plugin convertito aperto nel sequencer, nel sistema appare una nuova istanza di jBridge, che funziona quindi da host; anche se saltuariamente sembrano verificarsi dei crash, in particolar modo quando si crea o si chiude una finestra contenente un plugin, il programma sembra essere notevolmente affidabile.

È curioso notare come Steinberg stessa promuova l’utilizzo di jBridge in caso di problemi con VST Bridge, che secondo alcune voci di corridoio potrebbe comunque ricevere a breve alcuni fix importanti: un’operazione da compiere necessariamente, aggiungiamo noi, visto che una funzione così importante non può venir meno in software come Cubase e Nuendo che arrivano a costare anche diverse centinaia di euro nelle loro versioni più complete.